Berta Cáceres e le ribelli “Capovolte”

E’ appena uscito in Italia “Chi ha ucciso Berta Cáceres?”, l’inchiesta sulla morte della leader indigena e ambientalista avvenuta il 2 marzo 2016, scritta dalla giornalista del Guardian Nina Lakhani, tradotta e pubblicata da Capovolte Edizioni. Prima di essere la storia di un omicidio feroce in un paese, l’Honduras, devastato dai poteri forti delle multinazionali, il narcotraffico e le bande criminali, il libro è un’esperienza in presa diretta dentro la forza di una donna che ha portato all’interesse del mondo i diritti del suo popolo, i Lenca, sul cui fiume sacro volevano costruire una diga idroelettrica e per cui è stata uccisa. Berta è un esempio fulgido di visione “capovolta”. Che vuol dire essere capace di perdere i soliti ancoraggi, credere in un punto di vista diverso, stravolgere quel che sembra “dritto”, certo e ineluttabile, specie quando è ingiusto. 

Capovolte ha una doppia anima. Intanto è femminile plurale ed è sia un aggettivo che un nome. Nel primo caso indica che le cose si possono guardare diversamente, magari anche al contrario. E le capovolte sono anche un termine della ginnastica, che è sempre stata la mia guida, anche in questa avventura ”-spiega Ilaria Leccardi, ex ginnasta, giornalista e fondatrice di questa casa editrice indipendente. Un progetto appena nato, che sfida la pandemia globale ma che spiega quanto i piccoli editori facciano della ricerca della qualità, dell’originalità e della contaminazione culturale l’antefatto delle proprie scelte imprenditoriali. 

Ilaria è stata autrice per Bradipolibri, specializzata in letteratura sportiva e ha scritto di ginnastica (tra i suoi libri, “Igor Cassina, il ginnasta venuto dallo spazio”, “Polvere di magnesio”, “In volo, storie di ginnastica ritmica”, “La strada di Lena”). E’ stata anche direttore di un mensile pubblicato dallo stesso editore, “Massima Women in Sport”.  Dopo una lunga esperienza all’agenzia LaPresse, Ilaria ha ripreso e intrecciato i fili del suo impegno: lo sport nella sua accezione sociale, veicolo di inclusione e crescita umana, e il racconto delle donne attraverso spazi di narrazione nuovi, come appunto lo sport, in cui il femminile non viene sempre esaltato per i soli meriti atletici. “Avevo il manoscritto di una amica ginnasta che era partita per il fare la volontaria in un orfanotrofio in Africa. Ed era da poco stata uccisa Marielle Franco in Brasile. Ho pensato di fondare il marchio editoriale su questi filoni: lo sport al femminile con la collana “Dinamica” e un’altra dal titolo “Ribelle”, che racconta la volontà di donne che con il loro impegno politico e sociale hanno contribuito a cambiare il mondo” – spiega. 

Una terza collana, “Intersezioni”, è nata invece con la pubblicazione di “Il Luogo della parola” di Djamila Ribeiro, attivista, scrittrice ed editrice brasiliana impegnata sui temi del femminismo nero, il razzismo, l’empowerment femminile. “Mi sono occupata di tematiche legate al pensiero femminista nel mondo e molti di questi nomi non sono tradotti in Italia. Sono nomi del sud del mondo, America latina, voci del femminismo coloniale. Ed è nato questa terzo filone”. A breve uscirà invece “La strada si conquista. Donne, biciclette e rivoluzioni, di Manuela Mellini. Nella scheda di presentazione c’è scritto: Dai giorni di Alfosina Strada, prima e unica donna ad aver preso parte a un Giro d’Italia maschile, fino all’attualità più stretta, sono tante le donne che sono salite sui pedali per cambiare un pezzo di mondo”. 

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