Silvio Berlusconi è scomparso oggi all’età di 86 anni, dopo una lunga malattia. Imprenditore e uomo politico, fondatore di Forza Italia e per quattro volte presidente del consiglio, era “sceso in campo” a inizio anni ‘90 con la promessa di rappresentare la prima vera forza liberale nel paese. La sua eredità culturale e politica farà discutere a lungo.
Appresa la notizia, ho pensato in ordine sparso: l’invenzione del populismo moderno, elettori-spettatori, il “contratto con gli italiani”, l’inno e i kit con la cravatta ufficiale per i candidati di Forza Italia, la calcolatrice lira-euro, il Milan, la lettera di Donna Veronica, le “badanti”, il cemento di nMilano, gli Oscar Mondadori, lo stalliere della mafia, gli occhi piccoli di Dell’Utri, lo stato-azienda, il “fedele Confalonieri”, gli occhiali di Ghedini, le cene “eleganti”, la “nipote di Mubarak”, Bindi “più bella che intelligente”, e Obama “bello e abbronzato”, Apicella, le tende per la visita di Gheddafi, le corna al Vertice UE, la tv commerciale, Rete Quattro, il partito-istrione, le televendite, il conflitto di interessi, leggi ad personam, le barzellette (a sfondo sessuale), le condanne e il farla franca (..Fininvest, Lodo Mondadori, Sme, Ruby ter, Unipol, Mills..), nani e parecchie ballerine, i giudici “comunisti”, Prodi, il 2011 come il ’29, l’editto bulgaro, Fini al governo e la canottiera di Umberto Bossi, il “caimano”, l’amico Putin, “ho troppo da fare per andare al mio funerale”.
Salvo le sue doti di imprenditore e quel non arrendersi mai (..al netto dell’usare anche troppo tutti i mezzi, proprio tutti tutti..). Ma penso anche che abbia ucciso per sempre l’idea alta della politica, quella del sacrificio e al servizio dei cittadini, sostituendola con l’idea che la si faccia per prima cosa per se stessi e per il proprio potere.
Massimo rispetto di fronte alla morte e il dolore dei familiari e di chi ha avuto un senso, un’esistenza o un ruolo grazie alle sue ambizioni e ai suoi interessi. Anche i nomi del governo attuale sono opera dei suoi molti sdoganamenti.
Badate che non è stato mica facile essere cresciuti con lui. E stata tutta una giostra di lucine, illusioni, ottimismo facilone. Ma io lo so che il passato ci sembra sempre meglio dell’adesso-quando regna l’incertezza ci si affeziona anche al peggio- e allora oggi è tutto un florilegio.
Nel nostro paese finiamo sempre per amare chi si pone e impone, convince, organizza la meglio propaganda, esalta animi e alimenta illusioni, mette le conoscenze e le amicizie prima della morale e dell’onestà, mostra col suo successo che avere è essere, che gabbare va bene ma sempre farlo col sorriso, mostrarsi “uno di noi” paga, farsi ammirare, venire prima delle regole, dire “risolvo tutto io”.
Per me, è stato un altro con la fissa del creare, fare, plasmare gli italiani (a sua immagine). Ci è riuscito. E anche nel suo di Ventennio gli italiani non ne sono usciti migliori.

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