La notizia è passata in sordina, ma un altro fratellino d’Italia è stato rinviato a giudizio. È Salvatore Caiata, imprenditore potentino, ex patron del Potenza Calcio, ex Forza Italia poi ex Cinquestelle, cacciato dal Movimento nel 2018 proprio per non aver reso noto di essere finito dentro indagini che anticipavano quelle che ora lo vedono imputato. Oggi è deputato in ascesa di FDI, già segretario della commissione Affari esteri e sopratutto presidente della delegazione italiana dell’INCE, l’Assemblea parlamentare dell’Iniziativa Centro-Europea, nata per accompagnare l’integrazione in Europa dei paesi dell’ex area di influenza sovietica.
Qualche giorno fa, dieci persone sono state rinviate a giudizio a Siena nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza ed Eurojust “Hidden Partner”, partita nel 2014 ed esplosa nel 2021, centrata sulle attività del magnate kazako Igor Bidilo. Quest’ultimo sarebbe arrivato in Italia investendo parte di capitali, soprattutto a Siena e a Firenze, frutto di evasione fiscale in Estonia. In breve tempo ha rilevando immobili, prestigiose attività di ristorazione, marchi celebri, tanto da essere soprannominato a Siena “il padrone di Piazza del Campo”. Intorno alla società con cui ha acquistato e gestito tali beni, sarebbe fiorito un giro di affari poco chiaro, tra i cui protagonisti spiccano i suoi ex soci e alcuni loro parenti, e Caiata con una parte della sua complessa rete di società all’epoca dei fatti: il 19 settembre saranno tutti a processo per reati come infedeltà patrimoniale, appropriazione indebita, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, autoriciclaggio. Il fedelissimo della Meloni che nel luglio scorso si è impegnato in una irrinunciabile battaglia per vietare le scarpe da ginnastica ai deputati in aula e imporre loro la cravatta, e che a gennaio si è distinto per un appassionato discorso a commento dell’intervento di Crosetto sulla proroga dell’invio di armi a Kiev, a febbraio era insieme al deputato FDI Andrea Di Giuseppe e Naike Gruppioni di Italia Viva a “monitorare” le elezioni in Azerbaijan. Ha vinto per la quinta volta l’artefice della pulizia etnica degli armeni del Nagorno Karabakh, Aliyev, col 92% di voti, in assenza sia di oppositori che della stampa. Vero è che il paese è fornitore di metano e importa armi dall’Italia, ma Caiata ha sottolineato “la trasparenza” di tale voto. Ad oggi rimane ancora fumoso il motivo del viaggio dei tre deputati.
Anche per questa vicenda giudiziaria, certi che verrà dimostrata l’innocenza di tutti i protagonisti, al netto delle prescrizioni, non si ha notizia di dimissioni ma solo di quanto in certa destra contino molto le “expertise” e sia ormai prassi il “metodo Santanché”: fare finta di niente.

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